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Davide

Davide Lisi

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Simpatico( specie da sbronzo), semplice, mai banale, sognatore, scrittore...
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September 03

I MIEI AFORISMI 3

La gente non cambia, semplicemente si adatta

 

Credi in quello che vuoi, ma credi. Credi in quello che non c’è, credi a quel “per sempre” anche dopo che è finita, credi all’alba anche durante il tramonto. Credi alla magia, alle fate e folletti, al paese dei balocchi. Sai, loro attendono solo folli come noi.

 

Vorrei fermarmi a raccontare ogni attimo, rinchiuderlo in qualche poesia, ma sono distratto dal vivere….

 

Il dolore è solo un piacere distorto, perverso, incompreso

 

Mi sorprende sempre vedere con quanta maestria siamo capaci di ingigantire i nostri problemi.

 

Dicono che la morte ci divide. Pensandoci un po’ alla fine ci rende uguali, uniti. E’ forse l’unica vera giustizia, l’unica vera democrazia.

 

Il mondo mi pare l’ultimo sogno perverso di un dio delirante

 

E’ meglio aspettare che l’immutabile muti o rincorrere l’irraggiungibile ? fin che si può, tanto vale correre.

 

Immergersi nell oceano tumultuoso della vita è difficile, per ora è tutto quello che so fare

 

I sensi sono dei binari dove viaggia un’ annoiata percezione. Falla sbandare, deviare. Falla soffrire, falla godere.

 

Hai conquistato tutti e cinque i sensi, sei una piacevole tortura.

 

Così disse

L’uomo che non visse

“la vita è un bacio di una donna morente, unico e inimitabile.”

 

Vivere con la ragione è come guardare un tramonto in riva al mare con occhi ciechi

Io amo guardare.

 

Proibire  droga e prostituzione è come cercare di fermare un maremoto mettendo un segnale di  “stop”.

 

La tristezza ? E’ solo la felicità che piange

 

La ricerca è infinita, l’insoddisfazione eterna.

 

Anche se pensi di essere solo non lo sei. Siamo tutti sotto lo stesso cielo e i suoi sbalzi d’umore.

 

L’unica differenza fra un uomo e una bestia è che il primo si veste con abiti, la seconda si veste solo di se stessa.

 

Non capisco perché dovrei fare di tutto per piacere ad un mondo che non mi piace.

 

Vorrei solo stringerti un’ ultima volta, e vorrei fosse per sempre.

 

Io ? mi sono semplicemente limitato a non pormi  dei limiti, mai.

 

Vivere è improvvisare,

e improvvisando non si può mai sbagliare

August 13

NON CAPISCO

Non capisco. Non capisco perché debba sempre scrivere, descrivere, spogliarmi con delle parole. Eppure non ho scampo, mi prendono, afferrano e cominciano con la solita dolcezza a spogliarmi.

Rieccomi qui, nudo. Potrei parlarvi di come squarciare delle povere corde vocali per liberare i pori di una pelle morente, per ripulire l anima, per svuotarmi del futile e raccogliere quel poco di buono che c’è.

Non capisco perché mai far di tutto per piacere a un mondo che non mi piace. Non concepisco le regole non scritte del sistema, della grande macchina che va avanti, con o senza te.

Ci hanno detto di lavorare per vivere. Vedendo vecchi con visi corrosi dal tempo e lavoro non trovo tutta questa vita. Non capisco come si può definire “società” un meccanismo nel quale chi non riesce a stare a passo, viene buttato, scartato, nelle grandi pattumiere poste lontano dove i facili sguardi non sanno arrivare.

Non capisco. Credo di essere sempre più “fuori”, ho perso il treno con destinazione certa e cerco quello con destinazione “orizzonte e oltre”. Per me è quello più vecchio e malmesso, e per questo il più affascinante.

Non capisco come quelli che oggi sono “amici” domani divengono “sconosciuti”, non capisco perché ci sia tutta questa fobia per il sesso, è uno dei pochi piaceri concessoci, e allora perché tanti problemi per godere ?

Non capisco perché non possiamo controllare le nostre emozioni, ne siamo schiavi, inetti schiavi.

Crediamo di guidarci, e finiamo per seguirle con la bocca piena di libidine pronti a morire solo per succhiare morsi di piacere, di emozioni.

Non capisco l’ umana concezione del dolore. Si pensa che sia ingiusto, sbagliato; ci si sente perseguitati, maledetti, sfortunati. Si dimentica che il dolore è parte integrante della vita, senza il primo, la seconda non sarebbe tale. E l’uomo saggio non cerca la felicità, ma l’assenza di dolore.

Non capisco le mie sensazioni. A volte mi chiedo se sono davvero le mie. E’ come se parlassero una lingua sconosciuta, tutta loro e io lì, intento a carpirne il segreto per comprendere. Finora ho solo letto tra i loro sguardi tanto vero amore.

Non capisco questa voglia di fuggire, di lasciare tutto e tutti e andare via, non importa dove, via.

E quando sei lì per salire sul primo treno un sussulto di immagini con colore ancora vivo, più che mai vivo, semplici ricordi bombardati fra i tuoi occhi. E quasi cominci a vedere quella partenza come una fuga da qualcosa che è in te, che è dentro. E lasci che sia quel treno a correre via, chissà dove...Tu intanto getti la valigia vuota che avevi riempito solo di paure e avventura, chiudi gli occhi e cominci a volare, lì,dove solo tu puoi arrivare.

 

Non capisco perché si finisce sempre col giudicare, col criticare. Vorrei tanto discutere con un giudice e chiedergli “chi sei tu per giudicare ?”

lui mi dirà “applico solo la legge”

E io “cosa è la legge ? “

Lui stupito mi guarderà male e mi manderà a fanculo. Perché non saprà rispondere.

Quale animale istituisce delle leggi solo perché non è capace di autoregolarsi ? Un animale stupido che si reputa anche migliore degli altri. Penoso.

 

Come al solito sono finito con degenerare….Almeno mi sono calmato un po’. Mi ci voleva.

Ora potrei anche ragionare, ma non fa per me.

Vivere con la ragione è come guardare un tramonto in riva al mare con occhi cechi.

Io amo guardare…

 

L altra sera mi sono recato in banca. La più importante. Entro con la mia sacca bucata e chiedo al primo sportello che trovo “scusi bell esemplare di animale vestito, quanto mi valuta tre quintali di sogni scoppiati ? E quelli appena nati ?” . Ora dovrei descrivere l espressione sconvolta del povero operatore, ma non ce la farei mai, troppo divertente.

Sconvolto e spaventato dice “come scusi, non ho capito”,

“hai capito benissimo, quando smetterai di fingere di non comprendere ?”

Sempre più spaventato mi invita cortesemente ad allontanarmi da quel luogo così serio e importante.

Dicendo “qui non è posto per te, povero pazzo”.

Di spalle, col sorriso sulle labbra, gli dico “hai ragione, ma sei sicuro che questo posto sia quello giusto ?”

L operatore non rispose, io uscii da quello strano edificio per non rientrarvi mai più…

 

Ecco, la mia breve favola anche questa volta è finita. Ci sono notti in cui vorrei finire con lei, perdermi nei punti di sospensione dopo la frase “ e vissero tutti felici e contenti…”

 

July 22

GATTI FANNO LE FUSA

Gatti che si fanno le fusa

Si leccano fra loro

 

Strappi e tagli sanguinano

Sotto un cielo cieco

 

Le pattumiere sono colme

Di corpi di sogni morti

Ammassati

E bruciati

 

Ombre seguono fantasmi

Spettri fanno paura al buio

 

Città piene,

persone vuote

le solitudini si fanno compagnia

e l’amore non sa chi amare

 

Lacrime dissetano deserti

La mente passeggia per i suoi mondi

Anime urlano disperazione

E vogliono solo amore…

 

Quei pazzi ci provano ancora

Guardali, riuniti e abbracciati

Come vecchie stelle che fanno l amore

Distese, a gambe divaricate nella costellazione

 

Pianure grigie piangono

Vogliono tornare

Andare dove non si può andare

Chi le può fermare ?

 

Non nego l evidenza,

semplicemente la creo

 

Cascate volano

per le vie semibuie del pensiero

Alberi tagliano i loro cordoni ombelicali

 e toccano il cielo

 

Sei così lontana,

Anche se vivi comoda  su me

È sempre stupefacente

Vivere e chiedersi “perché” ?

 

Gatti si fanno le fusa,

Io naufrago con occhi innamorati

Nel grande flusso

Con la mia meravigliosa musa…

July 10

RIFLETTERE CON I POSTUMI

Riflettere con i postumi può sembrare assurdo, per me è normale.

Ho finito gli esami. Ho chiuso per sempre col mondo scolastico. Dovrei essere felice, soddisfatto, sereno, ma non lo sono. Lo sono stato per qualche ora e poi, non so come spiegarlo.

Mi sono sentito quasi cacciato, spinto via da un mondo che non ne vuole più sapere di me.

 Ha gettato via i miei stracci, i miei ricordi e una carta con un numero che dice quanto valgo per il “vero mondo”, per il “mondo dei grandi”.

Alla conclusione degli esami, dopo aver suonato e cantato un pezzo di Dylan in mezzo agli sguardi sconvolti dei commissari, uno di loro mi ha chiesto “che farai da grande ?” e io senza pensarci gli ho risposto “peter pan”. Lui ha sorriso. Io no.

Può sembrare, anzi forse è, uno ossimoro, ma non sapevo che altro rispondere.

Ho sempre visto i “grandi” come vecchi arresi alla vita, come persone rassegnate, che si lasciano masturbare dal tempo, morti viventi, senza più essere capaci neanche di sognare.

Io non diverrò mai grande. Mai. Ho ancora troppo da fare, da sognare, da amare.

Ora dovrei trovarmi un lavoro e buttare 10 ore della mia giornata per vivere a stento le altre. Non critico chi lo fa, anzi lo ammiro. Ma ancora non riesco a collocarmi in questa versione della vita.

Se proietto la mia immagine nel futuro la perdo, non la vedo.

Se mi dovessi guardare ora vedrei un vagabondo che viene sbattuto fuori dal caro e vecchio orfanotrofio con una valigia in mano che guarda il cielo con occhi ancora sognanti. Lo vorrei tanto stringere forte e dirli come fare. Non sono capace.

Dinanzi a quel vagabondo ci sono tante vie. Tutte quante già scritte, già vissute. Non gli basterebbero mai. Lui vuole altro. E intanto continua a pensare di essere caduto sul mondo sbagliato…

 

Arriva un punto in cui devi fare i conti, tirare le somme e mancano i numeri. Quanto valgono ricordi brucianti ? Quanto vale un doloroso amore ? Quanto valgono mille errori ? E mille risate ?

Quantificare è impossibile. Dovrei chiedere al commercialista del paradiso ma è troppo impegnato a fare falsi in bilancio e dire al capo “tranquillo, laggiù è tutto ok”.

Ho passato la mia vita a cercare. Cercare qualcuno che fosse come me, qualcuno o qualcosa da amare e che senza vuoti perché mi amasse. Cercare senza alcun tipo di freni ti fa sbattere contro possenti scogli aguzzi come fanno le povere e fragili onde. Ho imparato l’ipocrisia di parole come “per sempre” e “mai”. Siamo pesci volubili naufragati nel grande fiume che scorre e scorre…

E sono stanco di maciullarmi il fegato per assopire e dare sollievo a quel malessere, quel vuoto, quel buco nero che divora anche se stesso. Divora me.

Ma quel morbido cuscino, quella soffice luna, l’isola che non c’è, mi attende, ha fatto il mio nome durante un sogno delirante.

Un giorno, dovesse essere il più lontano, ci incontreremo, io e la pace dei sensi, l estasi più appagante, la voluttà totale.

 

Quel vagabondo credo di conoscerlo abbastanza bene…

 Credete davvero possa arrendersi ?

Quel folle cercherà quello che non c’è, rincorrerà l’ impossibile fino a morire.

Morire sorridendo e forse finalmente sereno…

 

 

 

June 27

INTERVISTA 24/06/09

Eccoci

Come va ?

Mmh, bene,sono un po’ su di giri ma bene

Fra qualche ora esami, come ti senti ?

Ancora tranquillo, mi preoccupa solo la seconda prova, ma riuscirò a copiare.

Davvero ?

Mi sorprende essere sereno, forse sarò in ansia agli orali. Ma come sai, del voto me ne sbatto. Lo faccio solo per la mia famiglia, per pagare meno tasse.

Quanto pensi di meritare ?

Penso di avere 90. Non so quanto merito, probabilmente 90.

Hai scelto cosa fare dopo ?

Si, ingegneria gestionale

Come mai ?

Eh…è quella che mi offre più possibilità di lavoro, ora come ora.

E la tua passione ?

Voglio coltivarmela in libertà.

Dal tuo sguardo lo vedo, hai altro per la testa, quella grossa e folle testa.

Si, hai occhio amico. Il frequentare ingegneria è solo un modo per darmi tempo, altro tempo.

Per fare cosa ?

Per realizzare i miei progetti, vale a dire pubblicare il mio libro,viaggiare, trovare.

Cosa vuoi trovare ?

Me

Interessante, cosa pensi di trovare ?

Una persona migliore.

Così non ti vai bene ?

Non mi vado mai bene. Non mi basto mai.

E quindi è una corsa verso il vuoto, non te ne rendi conto da solo ?

E che dovrei fare, starmene qui, fermo, aspettando che la morte faccia il mio nome ?  Non sono stato creato per questo.

E per cosa sei stato creato ?
Non lo so, in me c’è un fuoco. Che spinge, spinge. Vuole andare oltre, oltre.

Dove sei ora ?

Ti dovrei dire davanti a un computer a scrivere ma mentirei. Ora sono nel mio mondo, ho varcato la porta che separa me dal Resto. Con gli anni ho imparato come fare, come volare. Quando scrivo volo via. Solo io e il mio mondo. E qualcosa di trascendentale e magnifico..

 

Pausa birra

 

Cosa hai che non va ?

Sento sfuggire via il tempo, come sabbia fra le mani in una tempesta. E questo mi spinge a vivere tutto ora, con una fretta tanto stupida quanto motivata.

Di cosa hai paura ?

Ho paura di sentirmi solo. Ho paura di perdere le persone che amo. Ho paura di cambiare. Odio ammetterlo, ma è così. La verità è che sono ancora un bambino.

Vai così, altre verità ?

Lo sai che io non credo alle verità. Sono solo pensieri, versioni di un ricercatore. Un’ altra verità è che cerco sempre di amare gli altri, di aiutarli. Forse perché cerco negli altri quello che manca a me. Cerco pezzi per il mio folle puzzle.

Cosa intravedi in quel puzzle ?

Non so spiegare cosa vedo, è come se fosse un fiume che continua a scorrere. E ogni volta che provo a fermarlo finisco per annegare nel suo letto confortevole quanto fatale.

In cosa credi ora ?

Credo ancora e nonostante tutto nell’amicizia, nell’ amore. A volte mi sforzo di credere, per non morire.
Ami ancora ?

Amo i miei amici, amo i miei sogni e forse amo ancora lei. Sai di chi sto parlando. E’ ancora stupenda, e quando il suo sguardo cade nel mio io tocco il cielo, lo trapasso, più su e poi ancora più su. Ogni dolore o stupido pensiero svanisce, solo io e quella strana sensazione ultraterrena, chiamata felicità. Si forse l’amo ancora.

Perché dici di sentirti uno stupido ?

Perché non ho imparato. Sono un recidivo. Casco negli stessi errori, nelle stesse trappole di una vita che mi guarda divertita. Ma alla fine ridiamo insieme. Lei sa che in fondo mi piace, mi affascina.

E la verità è che non voglio imparare. Mai.

June 23

PORTE SBATTONO

Porte sbattono

Forse saltano

Fasci di rumore

Possono stordire il sole ?

 

Dimensioni cascano

In acque assetate

Poveri provano a bere

Ciechi a vedere

 

Cancelli si aprono

Vengono sfondati

La folla segue i facili bagliori

Il vecchio saggio conta i suoi giorni migliori

 

Porte sbattono

Se vuoi oltrepassare

Non puoi più aspettare

L’attesa attende

 

Boschi piangono d’inverno

Ma le loro lacrime sanno già

Che la loro amata primavera

Con la sua linfa sempre tornerà

 

Raggianti notti guardano

Come il giorno drogato si accende

E finito il dolce effetto

della sua eroina si spegne

 

Porte sbattono

Sfondate,

aperte,

nude

 

spoglio,

varco la loro anima

e solco finalmente la mia,

vera magia.

 

 Poi solo vera magia

June 16

I MIEI AFORISMI 2

Ho sempre trattato la malinconia come luce introspettiva, il dolore come pala per scavare, nelle profondità, cercando qualcosa di puro, e magari trovare l’amore.

 

 

Noi umani tentiamo da secoli di differenziarci dagli animali.

Non capisco per quale motivo

Non so con quale arroganza e presunzione.

 

 

Ho cicatrici che porterò con me per sempre.

Viste da lontano fanno quasi ridere

 

 

Trovo una certa somiglianza e sinergia tra un bambino e l’uomo primitivo: Entrambi inconsapevoli e sereni.

 

 

L’idea di morire

Non fa che darmi linfa vitale

L’idea che ogni attimo muore

Non fa che renderlo immortale

 

 

Non ascoltare le mie parole,

potrebbero condurti nel fantastico mondo che non c’è,

dal quale non vi è via d’uscita.

 

 

L’attesa rende la speranza riposta fra le fragili braccia del futuro sempre migliore di come poi la ritroveremo, per questo è magnifica.

 

 

Scrivere poesie felici è come promettere un roseo futuro a un povero bambino: chiudi gli occhi è cominci a inventare.

 

 

Il tempo è un gran furfante o forse è solo un debole. Accadono strane cose nel suo grande orologio. A volte i folletti della gioia e divertimento saltano energicamente sulle sue lancette e il tempo corre, corre, persuaso. Altre invece le fate Noia e Attesa bloccano le lancette con tutta la loro forza e le vorresti solo far cadere, farle assopire. Farle anch’ esse correre.

 

 

La realtà è un quadro dipinto dai nostri sensi.

La galleria ben allestita è il mondo.

Il curatore ?

Sei tu, caro e folle visitatore.

 

 

E’ un gioco assai beffardo quello che tu chiami vita.

Il passato è ciò che vedi e non puoi toccare.

 il futuro non c’è e comunque non ci puoi arrivare.

L’unica scelta concessoci è tuffarci nel presente e  nelle spumose onde del suo mare

 

 

June 06

VOGLIO!!

Avverto che sto per andare

Lì, dove non si può tornare

 

Voglio tutto ora

Voglio scoparmi il mondo

Voglio fondermi con quel tramonto

Voglio sfondare l’infinito

Voglio perdermi nello smarrimento

E uscirne pieno e vivo

 

Voglio sentire le scandalose perversioni  del sole

Voglio vedere i miei sogni davanti a me

E passare la notte a contemplarli, a viverli

A dare consistenza al tempo

 

Voglio leccare la morte

Attirarla a me,

per poi lasciarla sbalordita

con i miei deliri

 

voglio il mio futuro qui, nudo

dirgli che non esiste,

sarò io a crearlo,

è solo una copia già scritta

che io non leggerò

 

voglio trovare l’isola che non c’è

l’isola che fa per me,

ritrovare l’amore andato,

infettarmi di quella stupenda malattia

 

Voglio piangere

Solo per innaffiare le mie speranze

Voglio sentire ridere le mie illusioni

Voglio entrare dentro di me

Scavare, cercare, attraversarmi

Uscire col sorriso,

e mentre un alba si leva, scoprire di amarmi

 

 

June 04

ODIO I TITOLI

Per caso rileggevo vecchi interventi, risalenti a dicembre, se ben ricordo. E fa sempre uno strano effetto vedere come cambiano le cose, come cambia il modo in cui il tuo sguardo si posa sul mondo circostante. Quasi viene da ridere a leggere di speranze che ora vedo già morte. Quasi viene da piangere.

Guardando bene, trattenendo a fatica lacrime vogliose di vedere nuova luce, nuovo sole; si può scorgere un sorriso di beltà sul volto di quelle fragili ali, dette sogni o illusioni.

Non so dire bene quanto sia cambiato in questi ultimi 6-7 mesi, forse per niente, forse così tanto che non me ne rendo conto. So che sono qui, in mezzo alle onde spumose, cariche di energia, di malinconia, di forza, di disperazione, di amore, semplicemente di vita.

Di certo non sono cresciuto. Sono sempre quello stupido peter pan che prende botte in pieno volto. Quello stupido che si tuffa con occhi chiusi in ogni possibile relazione, in ogni avventura e poi se torna a casa di notte, con la sola luna a guardarlo innamorata.

E’ finita l’unica certezza che avevo, la scuola. Si apre dinanzi a me un mondo, dicono nuovo, dicono quello vero. Allora perché in me c’è questa voglia di volare via, prendere quella ragazza che vorrei chiamare amore con una sola destinazione: l’isola che non c’è.

Forse sono solo un codardo, che ha paura. Forse sono solo un bambino tirato a forza da una società che non ammette errori, non tollera scostamenti con le previsioni.

Ma,cari lettori, come voi ben sapete, amo stupire, adoro sconvolgere…

 

Può apparire melodrammatico, tragico, da dire, ma sento che non vivrò poi così a lungo. Non so dirvi perchè. Quindi ho questa spinta a vivere tutto al massimo, tutto come se fosse l’ultima volta.

Amici vanno, amici vengono. Ferite si rimarginano, altre si aprono. Vorrei trovare una costante, forse sono proprio gli errori, il dolore, il mal di vivere, l’insana e malsana gioia di vivere.

L’unica certezza è l’incertezza.

Adoro spogliarmi, denudarmi con le mie compagne di sempre, le parole. Mi diverte vedermi ogni volta diverso, ogni volta scorgo qualcosa di nuovo.

Molti mi chiedono consigli, mi vedono come un vecchio saggio, mi viene da ridere a pensarci.

Che posso dirvi io ?

Provate a vivere, non ve ne pentirete.

Dovrei dirvi che è facile, mentirei. Qui si brucia, e spesso vedi solo fuoco intorno a te,quasi volesse mangiarti, gli occhi bruciano. Quando nuova pioggia cadrà e il fuoco si placherà, fra la cenere troverai il vero, il puro, ciò che ti ama e che in fondo ami. Dovrai solo afferrarti e raggiungerli.

Qui anche sognare diventa impossibile, ma arrivi a un punto in cui capisci che alla fine, i sogni sono l’unica certezza che ci è concessa, a noi, caduti fin qui giù…

 

 

June 02

POVERO MALEDETTO

 

Che stupido, che ingenuo

Ci credevo davvero

Solo pietre davanti a miei occhi

 

Mi ero appoggiato su noi

Riposavo su domani migliori,

vedevo tanti migliori

 

che stupido, non vedevo altro che te

ti avrei dato la mia vita,

la mia insulsa vita

 

ora cado, sprofondo,

annego, la colpa è mia

che ancora mi illudo,

ce la metto tutta e non basta mai

 

avevo scommesso tutto su noi

e il mondo ha vinto ancora,

vedevo nei tuoi occhi tutto

nei miei ora vedo niente

 

povero maledetto

chi l ‘avrebbe detto

più tenti di vivere

più finisci per morire

scoppiare dentro

 

povero maledetto

sono infetto

alla mia età sogno

e credo alle favole

 

povero maledetto

vedevo in noi una luce nel buio

una melodia nel silenzio

una dolce e soffice coperta nel vento

 

ora mi culla solo il tempo

che mi ruba altri istanti

che non tornano,

come noi…

 

Chissà dove finiscono

Chissà in quale scomparto dell infinito

Sono lì a brillare per sempre

 

Oscurata da nuvole color notte

Si dimena una densa luna,

pare anche lei maledetta…

 

Mi piace immaginare

Che nel mondo che non c’è

Le nostre anime e i nostri sogni

Hanno trovato la pace,

l’insaziabile pace